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January 29 29/01/2009

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Il boicottaggio di Turismo su Egitto Condanniamo il governo dell’Egitto con un boicottaggio di turismo perché ha guardato semplicemente il massacro in Gaza ed anche chiudendo il confine di Refah, ha tagliato la relazione del popolo di Gazza col mondo. Il governo dell’Egitto chiudendo il confine di Refah per 18 mesi ha causato il popolo di Gaza di rimanere senza cibo, acqua o medicina. Purtroppo sono diventati un accessorio al genocidio aprindo la mezz'ora di confine su alcuni giorni o lo tenendo ha chiuso sugli altri durante gli attacchi israeliani. Grazie al colloborazione dell'Egitto, Israele continua ad assassinare i palestinesi chi sono già mezzo-morti senza distinguere di donne ed i bambini. Forse le persone quanto sono morte durante gli attacchi o di piu stanno alla rianimazione negli ospedali che sono fuori di servizio aspettando a morire. Innumerevole di adulti ed i bambini lottano per vivere con la esigenza per acqua o per il latte. Sotto queste circostanze, quei di chi sono consapevolmente comodo potrebbe andare a Egitto e piace le notti di Assuan. Non andremo all'Egitto a meno che il governo dell’Egitto cambia il loro atteggiamento crudele e fa il nostro migliore nel potere assicurarsi le persone consepevole non vanno a Egitto! NON ANDARE! NON PARTECIPARE NEL MASSACRO!
http://www.gazzedostlari.com/
In ulteriore spiegazione onorato presidente del sindacato dei consumatori M. Bulent Deniz ha detto: È atroce che Israele abbia commesso a Gaza dal 27 di dicembre fino ad oggi hunderds di palestinesi hanno perso la vita e migliaia di feriti. Coloro che sono riusciti a rimanere in vita sono in pericolo perché non ci sono sufficienti forniture di cibo e medicine, e per questo possono perdere la propria vita ogni momento. Questo ha portato ad atroci eventi con intesse reazioni fra le nazioni. Allo stesso modo, nel nostro paese ci sono state proteste organizzate in fin dei atacks. Milioni di persone provenienti dalla Turchia hanno mostrato le loro reazioni in piazza contro il genocidio commesso da Israele, e ha, inoltre deciso, di boicottare il prodotto di Israele e il suo sostegno nazioni Stati Uniti d'America e Regno Unito. Come risultato di questa varia lista di boicottare i prodotti; sono preparati per informare il pubblico e la diffusione più rapidamente. L'Unione consumatori; | 29/01/2009
 
Ci dispiace dover chiedere, ma ci sono momenti in cui diventa indispensabile, abbiamo bisogno di aiuto per poter affrontare situazioni molto gravi e per poter curare i tanti trovatelli che ogni giorno arrivano in Associazione. Molti di loro, al momento, si trovano ricoverati. Ce ne sono altri, invece, che sono con noi da tanto tempo,e con i quali non si finisce mai... Aiutateci per Bianca...è con noi da un anno e mezzo. La amiamo ormai tantissimo, sarebbe impossibile dopo più di un anno che è qui, e che cerchiamo di fare di tutto per lei... Bianca è stata trovata in bocca ad un cane, è arrivata a noi completamente fratturata e con possibilità di vita veramente minime. Non ci siamo arresi e abbiamo voluto salvare la sua vita,che è un vero miracolo ma il frutto di sacrifici mostruosi da parte nostra e dei dottori che l'hanno in cura. Ha subito molti interventi che l'hanno completamente ricostruita, interventi riusciti brillantemente grazie all'accuratezza e alla professionalità del suo veterinario. Di recente ha subito 4 interventi ortopedici che non abbiamo ancora finito di pagare.Se tutto andrà bene,il prossimo sarà l'ultimo, la rimozione dei chiodini che le hanno permesso di ricalcificare l'ultimo punto di frattura. L'ultimo intervento le darà quello che abbiamo sempre sognato per lei: una vita normale, una zampa dritta, la possibilità di correre e zampettare per sempre, e forse anche la possibilità di trovare una famiglia visto che, fino ad ora non abbiamo avuto richieste di adozione per lei. Bianca sogna di correre! Questa volta dobbiamo chiedervelo: un piccolo aiuto economico per l'ultimo intervento di Bianca, un contributo piccolissimo, da ognuno di voi... Non importa quanto, ma con quanto amore lo fate...Anche pochissimo euro. Sono i piccoli gesti che sommati gli uni agli altri, ci consentono di scalare le vette più alte. Questo gesto consentirà di aiutare Bianca e tutti gli altri conigli che come lei hanno bisogno di cure particolari. Potete fare un'offerta libera, sul conto dell'Associazione:
Banca Unicredit Intestato ad "amiCOniglio" Iban: IT 30 R 03002 03261 000010997422 Oppure potete pensare di contribuire iscrivendovi all’Associazione. Sono aperte le iscrizioni 2009. Per diventare soci potete scegliere la tessera da 20 euro / 35 euro oppure 50 euro l’anno. Iscrivendovi diventerete parte attiva di amiCOniglio, riceverete la tessera dell’Associazione e la tessera di CODICI (Centro per i diritti del cittadino), che vi dà diritto ad assistenza legale gratuita. Per iscriversi è sufficiente compilare il form on line che trovate sul sito www.amiconiglio.it o se non riuscite contattare direttamente l’Associazione su: info@amiconiglio.it per richiedere l’iscrizione, e fare il versamento su Conto Corrente. Le iscrizioni ci consentono di accogliere sempre più conigli. Decine le segnalazioni… A tutti quelli che ci aiuteranno grazie infinite da tutti i volontari di amiCOniglio (393/9504883)
January 25
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POST il 25/01/2009
FIRMATE E FATE FIRMARE GRAZIE
Inserito il Dicembre 13th, 2008 da Luca Radici nella categoria Petizioni
Dio perdona, Chiliamacisegua no! Il Molise non ha cuore, non ha pena, non ha scampo! INTOLLERABILE! VERGOGNOSO, INDECENTE, INACCETTABILE. Gli Spettri di Ripalimosani giacciono malati, denutriti in un lago di sofferenza e di dolore che urla vendetta. MOLISE INCIVILE BARBARO INDEGNO!!! Tutta Italia e il mondo sapranno che il rispetto della vita e delle Leggi da queste parti vale niente FIRMIAMO TUTTI LA PETIZIONE CHE SVERGOGNA QUESTA TERRA CHE NON SA ARROSSIRE DI VERGOGNA! METTIAMO AL BANDO TUTTE LE ANIME NERE! Statuto della petizione: Immaginate un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini, di avere nelle narici un odore putrido di escrementi in decomposizione e di sentire il gelo che vi spacca le carni. Immaginate di infilare le vostre mani bagnate in un secchio di ghiaccio e di tenerle immerse per ore ed ore, finche non si gonfiano e iniziano a sanguinare. Immaginate ogni giorno di dover uccidere per un pugno di riso o per un posto riparato dalle intemperie, immaginate di ammalarvi e di morire di stenti perché nessun vi vuol curare. Immaginate di ascoltare il latrato di 109 cani, affamati, dilaniati, atterriti e privati della speranza proprio da chi, per lavoro, aveva l’obbligo, quella speranza, di nutrirla e coltivarla! Ecco! State immaginando il canile di Ripalimosani. Ecco! State immaginando ciò che quotidianamente i tristi detenuti di Ripalimosani sono costretti a subire! Il canile di Ripalimosani, privato ma convenzionato e sovvenzionato da ben 4 comuni della provincia di Campobasso (Campobasso, Baranello, Ripalimosani e Matrice), dal 4 agosto 2008 è sotto sequestro a causa di gravissimi maltrattamenti e omissioni nei confronti dei circa 140 cani che deteneva. Le condizioni di salute degli sciagurati ospiti si presentavano gravissime, in molti casi addirittura disperate. Quasi tutti i cani erano denutriti ai limiti della sopravvivenza, ricoperti di ectoparassiti fino all’80% del corpo, sfigurati da rogne e micosi, affetti da erlichiosi e riccheziosi, terrorizzati dalla presenza umana. 4 cani sono morti solo nel mese di agosto. A distanza di 4 mesi dal sequestro non è cambiato nulla. Nonostante le nostre richieste, nessun provvedimento sanitario è stato adottato al fine di rendere quanto meno accettabili le condizioni di vita di quelle povere bestie malate, nel corpo e nell’animo. Non una sverminazione, ne un vaccino. Non un antibiotico ne un antiparassitario. Nulla nulla nulla! E nulla è ciò che i gestori, i comuni convenzionati e le asl intendono fare! In più a seguito di perizia tecnica operata su richiesta del tribunale sui 109 cani rimasti, circa 30 sono risultati affetti da LEPTOSPIROSI, cosa che noi volontari, coordinati dal Dottor Assenza, medico veterinario, avevamo già sospettato e segnalato! Per chi non lo sapesse la leptospirosi è una malattia mortale per gli animali e gli umani. Rientra infatti nelle così dette zoonosi, ossia malattie trasmissibili all’uomo. E’ trasmessa dai roditori (i ratti abbondano in quel canile) e si diffonde mediante contatto con urina e sangue. E’ pertanto sottoposta a regolamento di polizia veterinaria che impone: isolamento degli animali sospetto divieto di trasferimento provvedimenti sanitari Di tali provvedimenti l’unico applicato è stato il divieto di trasferimento! Nessuna cura è stata infatti iniziata per i cani malati. Nessun vaccino è stato effettuato ai cani risultati non infetti! Ed in quelle condizioni igienico sanitarie, in un lager senza fogne e senza scoli delle acque dei box, il numero di cani malati è destinato a crescere! La malattia si diffonderà come una peste e quel luogo diventerà un orrendo serbatoio di morte. I servizi veterinari comunali che dovrebbero provvedere, non hanno ancora mosso un dito affiche qualcosa per il bene dei cani sia fatto e per la sicurezza collettiva! Unico provvedimento preso, è la quarantena sanitaria che però non avrà mai fine perche i cani, non essendo immunizzati, sono tutti a rischio! INCREDIBILE UNA SIMILE INERZIA! INCREDIBILE UUNA SIMILE INDECENZA! INACCETTABILE L’INDIFFERENZA CHE GRAVA IN QUESTO CASO SULLA VITA DI 109 ANIMALI INNOCENTI E CHE PONE A RISCHIO L’INTERA COMUNITA’ LOCALE! Questa petizione ha l’obiettivo di costringere i gestori del canile, le asl, i comuni, gli organi di giustizia ad agire affiche i cani siano curati. Non si possono fare orecchie da mercante! Il rifiuto alla cura equivale a lanciare un anatema sui cani e sull’intera collettività! Questa gente sta consapevolmente mettendo a rischio la vita degli animali che e’ pagata per accudire. Questa, oltre ad essere una cattiveria, è un imbroglio A cosa servono ai gestori i lauti contributi che riceve dai comuni se lascia morire i cani in questo modo? Con questa petizione chiediamo alle Autorità preposte che: si inizino immediatamente immunizzazioni per i cani risultati negativi. si provveda immediatamente alle cure di quelli malati, secondo i protocolli standard per la cura della leptospirosi! si ripristini, in attesa del processo dei gestori una situazione di conformità alla legge 281/1991 e del regolamento molisano21/3/2006 n.1 FIRMATE AFFINCHE’ I GESTORI DEL CANILE DI RIPALIMOSANI, LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI E LE AUTORITA’ SANITARIE ,INIZINO AD ASSUMERSI LE LORO RESPONSABILITA’ VERSO GLI ANIMALI CHE HANNO L’OBBLIGO SE NON MORALE, LEGALE DI ACCUDIRE!
www.firmiamo.it/fuoricanidallagerdiripalimosani
..IO HO FIRMATO | January 18 POST. il 18/01/2009
Una nevicata o un inverno rigido non possono mettere in discussione anni di studi e il lavoro di centinaia di scienziati dell'IPCC, l'organismo che ha vinto il Premio Nobel per la pace. I cambiamenti climatici sono qui ed ora. L'intervento di Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico WWF, su Repubblica.TV: "Dov'è finito l'effetto serra" >> In Italia i negazionisti non perdono occasione per mettere in discussione le basi delle conoscenze scientifiche consolidate, ecco le risposte del WWF e degli esperti IPCC >>
----- Original Message -----
To: Recipient list suppressed
Sent: Wednesday, January 14, 2009 11:52 AM
Subject: Fwd: FIRENZE: gattino rosso cipria cerca casa
From: "Info - DarkEden.it" mailto:info@darkeden.it Subject: FIRENZE: gattino rosso cipria cerca casa Date: Tue, 13 Jan 2009 17:09:01 +0100
Salve a tutti ho trovato questo micino maschio di circa 5/6 mesi molto buono e bello cerco adozione x lui, fiv e felv negativo grazie anna 3356086006 |
Sent: Friday, January 09, 2009 2:13 AM
Subject: RIPROPONGO: Piccolo aiutante di Babbo Natale :-) per favore fate rigirare questo appello, possibile che non lo vuole nessuno??? :-( :-( Adottabile in tutta Italia! Circa 1anno e mezzo, maschio, piccola-media taglia, pelo corto. "Piccolo aiutante di Babbo Natale" perchè mi ricorda un pò il cane dei Simpson (molto più carino però!) :-) Dolcissimo, va d'accordo con gli altri cani, non con i gatti. Non sporca in casa. E' molto docile ma sa anche fare da cane da guardia, abbaia agli estranei ma non ha mai fatto del male a una mosca :-) di indole buonissima può andare bene anche a famiglie con bambini. Controlli pre e post affido e firma modulo di adozione. Serena 320-8443459 (in questi giorni sarò più reperibile per e-mail) xx_serecat | January 14 POST.14/01/2009
(Per leggere le notizie per intero aprire il blog; 'per favore'),
(o la sezione newsletter sotto).
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La newsletter di Legambiente
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I prossimi appuntamenti
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Insieme ad altre associazioni, organizzazioni e cittadini facciamo appello all'Unione Europea e al nostro Governo affinchè sia messo un punto, giusto e duraturo, all'assedio di Gaza: l'operazione "piombo fuso" non è la soluzione ma l'ennesima strage di civili. Non possiamo rimanere a guardare,firmate l'appello. Sabato 17 alle ore 10 ad Assisi manifestazione indetta da Tavola della Pace: per la pace in Medio Oriente in nome dei diritti umani e della legalità internazionale, fermiamoli!
Legambiente invita tutti i comuni italiani a partecipare ad Ecosistema bambino 2009: basta presentare i progetti che l'amministrazione dedica a favore dei bambini, per la loro formazione culturale, ambientale, sociale. I dati raccolti saranno il palcoscenico per le buone pratiche dedicate all'infanzia nel nostro Paese, la cassa di risonanza per tutti i Comuni che hanno scommesso in attività finalizzate alla partecipazione dei ragazzi per un ambiente migliore.
Sapevate che con 4 mega centrali di terza generazione evoluta da 1600 MW ciascuna risparmieremmo 9 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale che equivalgono al contributo di solo un rigassificatore di media taglia? Questo dato elaborato da Cesi Ricerca ci dice che il nucleare non ci libererà affatto dalle importazioni dall’estero e non abbasserà le bollette degli italiani come sostiene il Governo.Firmate la petizione contro il nucleare, per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro!
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| January 13
Io penso che il 2009 debba essere un anno di svolta per le grandi tematiche ambientali. E' l'anno in cui può finalmente prendere piede la terza rivoluzione industriale, dopo quella del carbone e del petrolio deve essere quella del solare, dell'idrogeno e delle rinnovabili come propone Jeremy Rifkin. E proprio alla fine del 2009 a Copenhagen si svolgerà la Conferenza Mondiale sui problemi del cambiamento climatico in cui ci si attende davvero finalmente una svolta. Ed è anche l'anno della presidenza di Obama che ha deciso di investire più di 150 miliardi di dollari per le rinnovabili e quindi si passa da un petroliere come Bush - che è stato l'uomo delpetrolio, delle guerre e di scelte sicuramente contrarie a Kyoto ad un nuovo presidente dal quale ci si aspetta un rilancio anche negli USA di una forte scelta a favore dell'ambiente e dell'innovazione. Queste sono le aspettative positive, poi è evidente che non bisogna farsi mai troppe speranze perchè i grandi poteri legati al nucleare, al petrolio ed alle lobby più potenti - quelle delle armi e del male - sono sempre molto forti. Però ci sono tanti elementi positivi che fanno ben sperare e ci danno quella fiducia e quell'ottimismo che sia il bene a prevalere. Con queste speranze auguro a tutti voi un buon 2009.
POST. IL 13/01/2009
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Secondo una ricerca della university of Guelph nello zoo gli elefanti muoiono più giovani che in savana
Redazione redazione@notizieverdi.it
Tutti li abbiamo visitati con gioia da bambini, e molti di noi hanno accompagnato i propri figli a visitarli, magari spiegando che tenere gli animali selvatici dietro le sbarre di una gabbia o dentro un recinto serve, oltre che a farli vedere da vicino a chi non ha la possibilità di fare un safari in Africa, anche a proteggere certe specie a rischio d’estinzione. Ma il diffuso luogo comune che presenta molti zoo e zoo-safari come una sorta di moderne “arche di Noè” o di riserve protette ha ricevuto un duro colpo da uno studio pubblicato sulla rivista Science. Una ricerca dell’university of Guelph, condotta su migliaia di elefanti ospitati negli zoo di tutto il mondo, dimostra che gli elefanti in cattività muoiono più giovani degli elefanti che vivono liberi nella savana; e gli elefante nati negli zoo, anziché catturati in savana e poi trasportati in uno zoo, hanno statisticamente la vita più breve di tutti. Già si sapeva che gli elefanti tenuti negli zoo, così come altre specie in cattività, soffrono di disturbi comportamentali (il camminare ossessivamente avanti e indietro, casi di infanticidio) e segni di chiaro stress fisico. Il nuovo studio, il primo nel suo genere, rivela che la cattività danneggia non solo la salute degli elefanti ma pure la loro longevità e la loro capacità riproduttiva. Lo studio smentisce infatti che la popolazione degli elefanti negli zoo mondiali si riproduca autonomamente, cioè con un numero di nascite in cattività pari a quello dei decessi, affermando che soltanto la cattura di nuovi esemplari permette agli zoo di continuare ad avere abbastanza elefanti. Il rapporto esorta i governi occidentali ad approvare un bando alla cattura e all’importazione di elefanti selvatici. E secondo il quotidiano Independent
Nel mirino anche i circhi: secondo una proposta di legge presentata nel luglio scorso in Parlamento otterranno fondi solo i spettacoli itineranti che non utilizzeranno animali per le loro performances
di Londra, che ne anticipa il contenuto, questo atto di accusa potrebbe valere anche per altri animali in cattività, come i rinoceronti e i grossi carnivori. E nel mirino delle critiche sono finiti anche i circhi. In Italia queste notizie hanno convinto alcuni sindaci a emanare ordinanze con le quali si vieta l’insediamento all’interno delle aree cittadine dei tendoni circensi qualora sia previsto l’utilizzo di animali negli spettacoli. Questi provvedimenti non sono però semplici casi isolati, ma si pongono in linea di continuità con una serie di prese di posizione, in primis con quella del nostro Parlamento. Lo scorso 30 luglio, infatti, con un’iniziativa parlamentare, il deputato Gabriella Giammanco, insieme ad altri colleghi, ha presentato alla Camera il progetto di legge 1564 dal titolo “Norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense”. Si tratta di un disegno di legge che mira a mettere fine alla presenza di animali nelle gabbie e negli spettacoli circensi e che ha coinvolto e sta coinvolgendo deputati di tutti gli schieramenti, insieme alla Lega antivivisezione e all’Ente nazionale per la protezione animali, che da tempo si battono per difenderne i diritti. Secondo la nuova normativa le risorse del Fondo unico per lo spettacolo andranno solo ai circhi e agli spettacoli viaggianti che non utilizzeranno animali. Inoltre sarà precluso l’ingresso nel nostro Paese di tutti i circhi stranieri che continueranno a utilizzare gli animali nelle loro esibizioni. Il giornalino in -PDF
ARCHIVIO - FEDERAZIONE DEI VERDI
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Bush si scopre ambientalista. A fine mandato
Per anni la sua politica è stata accusata di essere la meno ambientalista che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. A due settimane esatte dalla fine del suo mandato, il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha deciso di lasciare un segno ambientalista agli otto anni della sua amministrazione: ha istituito uno dei più grandi parchi naturali marini che esistano al mondo, decretando che in mezzo al Pacifico Orientale sette aree, complessivamente grandi quanto l’Italia, siano da oggi considerate Parco naturale, aree protette. Questo l’ultimo atto di Bush in materia di politica ambientale. Dopo essersi rifiutato per otto anni di aderire al protocollo di Kyoto per limitare le emissioni gassose, dopo aver consentito trivellazioni in aree protette, dopo aver costantemente rigettato le proposte mossegli dalle associazioni americane a tutela dell’ambiente, Bush ha varato uno dei più grandi parchi marini che esistano al mondo. Si tratta di un’operazione che, complessivamente, trasformerà in Parco una fetta di oceano Pacifico vasta 314.156 chilometri quadrati. Sette le zone interessate dal provvedimento: una vasta zona di oceano a nord di Guam e altre sei aree sparse nel Pacifico Orientale intorno a isole disabitate o a piccoli atolli, per un’estensione marina complessiva che supera per dimensioni quelle dell’Italia. In quelle acque vivono pesci tropicali e coralli rarissimi, spiagge da sogno e atolli di rara bellezza. Un patrimonio naturale che va preservato, così Bush invocando i poteri che gli derivano dall’Antiquities act del 1906, legge di inizio secolo varata per proteggere siti culturali e opere d’arte, si è deciso al più ambientalista dei suoi provvedimenti. Che peraltro non riguarda il territorio del continente americano, quanto le acque americane del Pacifico Orientale. Il giornalino in -PDF | | POST.13/01/2009
La grande richiesta di olio di palma e di legname alla base della distruzione delle aree verdi
Il recente rapporto di Greenpeace “Come ti friggo il clima” dimostra che, a causa della crescente domanda sul mercato internazionale di un prodotto come l’olio di palma, le più grandi industrie alimentari, cosmetiche e di biocarburanti stanno distruggendo le torbiere e le foreste pluviali indonesiane. L’incremento della domanda sui mercati internazionali di oli vegetali aumenta esponenzialmente la pressione sulle ultime foreste pluviali e sugli ecosistemi vulnerabili del nostro pianeta. L’olio di palma raffinato è largamente utilizzato in cucina, onnipresente nella produzione mondiale di alimenti trasformati, nei saponi, nei detergenti e nei prodotti d’igiene personale. È anche molto utilizzato nella fabbricazione di oggetti di metallo, plastica, gomma, tessili, vernici, carta e componenti elettronici. L’olio greggio viene raffinato per produrre, tra le altre cose, l’olio di frittura industriale usato dalle compagnie che producono snack e come ingrediente di margarine, grassi per pasticceria, cioccolato, dolciumi, gelateria e latte condensato. L’olio di palma può essere ulteriormente elaborato per produrre oleina e stearina di palma e gli olii chimici speciali utilizzati comunemente nella catena degli alimenti
L’incremento della domanda sui mercati internazionali di oli vegetali aumenta esponenzialmente la pressione sugli ecosistemi vulnerabili del nostro pianeta
trasformati. L’Unilever è l’azienda che detiene il giro d’affari più grosso del mercato dell’olio di palma con circa 1,2 milioni di tonnellate di olio di palma ogni anno, ovvero circa il 3 per cento della produzione mondiale proveniente prevalentemente da Indonesia e Malesia. Unilever utilizza olio di palma in prodotti molto diffusi nel mercato come la margarina Flora, i detergenti Dove e i gelati Algida. Altre grandi marche sono complici dell’espansione di questo mercato a spese delle torbiere indonesiane, tra queste: KitKat, Pringles, Philadelphia, Gillette, Burger King e McCain. Nel commercio di olio di palma non esiste un sicuro sistema di controllo in grado di certificare la provenienza del prodotto, quindi molte società non riescono in alcun modo a essere certe che l’olio di palma che stanno usando non provenga dalla distruzione della foresta pluviale o dalla conversione delle torbiere. Le multinazionali continuano dunque nei loro affari come se niente fosse e non ritengono di dover intervenire affinché si fermino tali pratiche distruttive e socialmente ingiuste legate alla diffusione dell’industria sulle superfici forestali indonesiane. Ogni anno il disboscamento illegale è responsabile della distruzione di milioni di ettari di foresta. Una grossa parte del legname arriva in Europa - uno dei principali mercati mondiali di prodotti del legno – come legname da costruzione, compensato e mobili. Circa il 20 per cento di queste importazioni provengono da alberi abbattuti illegalmente. La deforestazione e il degrado delle ultime foreste responsabili del 20 per cento dell’emissione globale dei gas responsabili dell’effetto serra, il taglio illegale e il successivo commercio di legname, sono tra le maggiori cause di questo scempio continuo che sta mettendo a serio rischio la stabilità climatica e la funzionalità degli ecosistemi. A.D.
In Amazzonia registrata la prima inversione di tendenza
Tra l’agosto del 2007 e il luglio di quest’anno l’Amazzonia brasiliana ha visto scomparire una superficie pari a quasi 12mila chilometri quadrati, il 3,8 per cento in più rispetto all’anno precedente: lo ha reso noto il ministro dell’Ambiente del Brasile, Carlos Minc, sottolineando però che nei prossimi mesi ci dovrebbe essere un’inversione di tendenza nella distruzione della foresta amazzonica. «Sono ottimista e credo che il nostro prossimo rapporto confermerà tale riduzione, visto che è in atto un calo nella deforestazione», ha precisato Minc, rilevando che probabilmente le autorità riusciranno nei prossimi mesi a far diminuire la distruzione delle foreste nell’Amazzonia brasiliana, la più grande estensione di vegetazione del pianeta, «almeno per circa 10mila chilometri quadrati». Minc ha inoltre ricordato che il risultato poteva anche essere peggiore, se non fossero intervenute le misure anti deforestazione poste in atto dal governo, quali la sospensione dei crediti concessi alle imprese che non aggiornano il proprio “catasto ambientale”. Le stime delle autorità indicavano infatti una distruzione pari a 14mila chilometri quadrati, ha aggiunto, ricordando che il record di tali distruzioni è stato raggiunto tra il 2003 e il 2004, con più di 24mila chilometri quadrati di foreste. Secondo le ultime rilevazioni satellitari brasiliane, l’indice della deforestazione dell’Amazzonia è ai livelli più bassi dal 1988. Anche il direttore dell’Istituto nazionale delle investigazioni spaziali (Inpe), Gilberto Camara, si è dichiarato ottimista per il futuro: «Crediamo che la deforestazione sia stata stabilizzata», ha sottolineato. |
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Il dramma della deforestazione Ogni anno si perdono circa 13 milioni di ettari di bosco e poco o nulla si fa per difenderli
L’abbattimento delle foreste è una delle maggiori cause del rilascio di gas serra nell’atmosfera. Gli alberi, infatti, assorbono grandi quantitativi di anidride carbonica che sono immediatamente liberati nell’aria appena le piante cessano di vivere
Emissioni sempre più fuori controllo Il barbaro taglio delle foreste pluviali genera un quinto delle emissioni di gas serra totali. Scatta l’allarme in tutto il globo
La deforestazione sta distruggendo i polmoni verdi della Terra: milioni di alberi vengono abbattuti in Amazzonia, Indonesia e Africa e ogni anno si perdono nel mondo circa 13 milioni di ettari di foreste. La deforestazione è una delle maggiori cause del rilascio di gas serra nell’atmosfera; le foreste del pianeta infatti preservano nel suolo un’enorme quantità di carbonio, stimabile intorno ai 500 miliardi di tonnellate, di cui gran parte si trova nelle foreste pluviali tropicali. Nell’ultimo decennio il Sudamerica ha subito la più ampia perdita netta di foreste, circa 4,3 milioni di ettari l’anno, seguito dall’Africa, che ha perduto 4 milioni di ettari l’anno. Nello stesso periodo l’Oceania ha subito una perdita netta annua di oltre 350mila ettari, il Nord America e l’America centrale di circa 330mila ettari, mentre l’Asia è passata da una perdita netta di circa 800mila ettari l’anno degli anni Novanta a un recupero annuo di un milione di ettari nel periodo compreso tra il 2000 e il 2005, principalmente come conseguenza della riforestazione su larga scala registrata in Cina. Le aree boschive in Europa continuano a espandersi, sebbene a un ritmo più lento che negli anni Novanta. Le foreste coprono adesso circa 4 miliardi di ettari, vale a dire il 30 per cento del territorio mondiale, ma oltre due terzi di tutta l’area forestale mondiale si trovano in soli 10 Paesi: Australia, Brasile, Canada, Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Indonesia, Perù, Russia e Usa. Secondo una recente ricerca condotta da studiosi australiani, le foreste integre assorbono ben il 60 per cento in più dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera rispetto a quelle piantate. Gli alberi, durante il processo di crescita, assorbono grandi quantitativi di anidride carbonica che sono immediatamente liberati nell’aria quando vengono barbaramente tagliati. I due Stati più a rischio sono l’Indonesia e il Brasile, rispettivamente al terzo e al quarto posto nella
Le aree verdi della Terra coprono circa 4 miliardi di ettari, vale a dire il 30 per cento del territorio mondiale, ma oltre due terzi dell’area forestale totale si trovano in Australia, Brasile, Canada, Cina, Congo, India, Indonesia, Perù, Russia e Usa
classifica dei Paesi produttori di inquinamento dopo Stati Uniti e Cina, dato che insieme contribuiscono al 40 per cento delle emissioni di CO2 della Terra. Il cattivo posizionamento di questi due grandi Stati è dovuto proprio alla deforestazione e ai metodi barbarici propri di una finta bonifica ambientale. La distruzione delle foreste pluviali crea un quinto delle emissioni di gas serra totale, più di tutte le auto, camion e aerei del mondo e solo l’Indonesia è responsabile di una quota pari a ben il 4 per cento. Tra l’agosto del 2007 e il luglio di quest’anno l’Amazzonia brasiliana ha visto scomparire una superficie pari a quasi 12mila chilometri quadrati. Oltre 50 milioni di ettari di foresta pluviale in Africa Centrale sono già sotto il controllo delle multinazionali che hanno ottenuto contratti di taglio rilasciati illegalmente. In Indonesia negli ultimi 25 anni nella sola provincia di Riau a Sumatra sono stati rasi al suolo 4,2 milioni di ettari di foresta tropicale. Ogni anno 1,8 miliardi di tonnellate di gas serra vengono rilasciati nell’atmosfera a causa della degradazione e degli incendi delle foreste torbiere indonesiane. Le emissioni di CO2 provocate dalla perdita delle foreste equivalgono al 122 per cento delle emissioni totali annuali dell’Olanda, al 58 per cento delle emissioni annuali dell’Australia, al 39 per cento di quelle della Gran Bretagna e al 26 per cento di quelle della Germania.
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A rischio un miliardo di persone Ecco che cosa succederà nel giro di un secolo se non verrà frenata la deforestazione selvaggia
Simone Di Meo s.dimeo@notizieverdi.it
Se non verrà intrapresa alcuna azione immediata a tutela delle foreste, nel giro di un secolo i cambiamenti climatici potrebbero avere un effetto devastante per quasi un miliardo di persone sul pianeta. Questo è quanto prevede un recente rapporto del Centro internazionale per la ricerca forestale (Cifor), dal titolo “Affrontare un futuro incerto: come le foreste e le popolazioni possono adattarsi ai cambiamenti climatici”. Secondo Frances Seymour, direttore generale del Cifor, la questione foreste è stata fino a oggi sottovalutata, sia nei contesti nazionali sia nei negoziati internazionali. «La sfida dell’adattamento - ha spiegato Seymour - è sempre stata considerata secondaria rispetto a quella della mitigazione (cioè del taglio delle emissioni), e invece i due fenomeni sono indissolubilmente legati». Perché dalle foreste dipendono gli approvvigionamenti di milioni di persone e allo stesso tempo la possibilità dell’uomo di adattarsi all’emergenza clima. Secondo gli studiosi abbiamo di fronte uno scenario con una «combinazione senza precedenti di cambiamenti climatici ed eventi come inondazioni, siccità, incendi e altre sfide ambientali». L’appello del rapporto ai governi è quindi quello di adottare misure immediate per ridurre la vulnerabilità delle foreste e delle popolazioni che vi abitano, dal migliorare la gestione del rischio incendi alla selezione di colture o piante più adatte a fronteggiare i mutamenti del clima. L’argomento è già sul tavolo dei negoziati nell’ambito della Convenzione quadro sul clima (Unfcc), in particolare per quanto riguarda la riduzione
Secondo gli studiosi, nei prossimi cento anni abbiamo di fronte uno scenario con una combinazione senza precedenti di mutamenti climatici ed eventi come inondazioni, siccità e incendi
della deforestazione e il degrado delle foreste. Secondo i ricercatori, questi importanti ecosistemi hanno il potenziale per svolgere un ruolo di primo piano nella lotta all’emergenza clima ma allo stesso tempo, se vengono distrutti, possono portare a una crescita del carbonio nell’atmosfera con relativa accelerazione dell’emergenza clima. Secondo Markku Kanninen, coautore del rapporto, ad esempio, «le foreste amazzoniche sono estremamente sensibili ai mutamenti del clima» e in particolare, «quelle di mangrovie sulla costa occidentale dell’Africa, che aiutano a mitigare le tempeste e sono alla base della pesca commerciale, sono estremamente vulnerabili all’innalzamento del livello del mare. Alcune si prevede rimarranno a secco, come già successo in Senegal e Gambia». Considerando quanto emerso a livello scientifico, il rapporto giunge alle seguenti conclusioni generali. Riscaldamento accelerato: è probabile che entro la fine del ventunesimo secolo, regioni tropicali in Africa, Asia, America Meridionale e Centrale si riscaldino a un ritmo più veloce della media annuale globale; probabile aumento delle piogge in Africa Occidentale e durante il monsone estivo in Sud e Sud-Est Asia. America Centrale: probabile calo delle precipitazioni annuali nella maggior parte dell’America Centrale. Questa regione è la principale area tropicale critica. Non è chiaro invece come cambieranno le piogge nel Sahel africano e in Amazzonia. Cicloni: probabile aumento dei picchi d’intensità del vento dei cicloni tropicali, in particolare nell’area tropicale del Sud e Sud- Est asiatico, con piogge sempre più abbondanti. Eventi estremi: in generale, a livello globale, ci si aspetta la crescita di fenomeni di siccità e inondazioni, rendendo la gestione della risorsa acqua ancora più difficile. Il giornalino in -PDF …………. ARCHIVIO Federazione dei Verdi | January 12
Secondo i dati 2006 del rapporto Ispra sono stati trovati oltre 131 antiparassitari diversi: scatta l’allarme in Italia.
Le analisi mostrano una contaminazione diffusa nelle acque superficiali, dove è stata riscontrata nel 57,3 per cento dei 1.123 punti di monitoraggio e nel 36,6 per cento dei casi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla legge Al bando 22 sostanze tossiche L’Unione europea ha prontamente bloccato la presenza di elementi potenzialmente cancerogeni e pericolosi nella realizzazione dei pesticidi
Le acque italiane sono sempre più contaminate dai pesticidi. Sono infatti ben 131 gli antiparassitari diversi trovati e nel 36,6 per cento dei casi le concentrazioni superano i limiti di legge relativi alle acque potabili. Un dato preoccupante, rivelato dal dossier “Residui di prodotti fitosanitari nelle acque - Rapporto annuale, dati 2006” realizzato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra, ex Apat). I risultati del monitoraggio 2006 per l’Istituto «confermano e rendono più evidente uno stato di contaminazione già rilevato negli anni precedenti». Per alcune sostanze, la contaminazione è molto diffusa e interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni «e prefigura la necessità di interventi di mitigazione dell’impatto». In particolare, in Italia si impiegano circa 300 tipi di sostanze diverse, per un quantitativo complessivo di circa 150mila tonnellate all’anno. I dati relativi al 2006 mostrano una contaminazione diffusa nelle acque superficiali, dove è stata riscontrata nel 57,3 per cento dei 1.123 punti di monitoraggio, nel 36,6 per cento dei casi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla legge per le acque potabili. Nelle acque sotterranee, invece, sono risultati contaminati a diverso grado il 31,5 per cento dei 2.280 punti totali di rilevamento, con il superamento dei limiti di potabilità nel 10,3 per cento dei casi. Nelle acque si trovano tutti i tipi di pesticidi, ma i più diffusi, secondo il rapporto, sono gli erbicidi: «Un fatto spiegabile sia con la loro modalità di utilizzo, che può avvenire direttamente al suolo, sia con il periodo dei trattamenti, in genere concomitante con le precipitazioni meteoriche più intense, le quali, attraverso il ruscellamento e l’infiltrazione, ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei». Tra le contaminazioni più diffuse, secondo
Tra le contaminazioni più diffuse vi è quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. Il fenomeno è diffuso in tutta l’area padano-veneta e presente anche in alcune regioni del Centro-Sud
l’Ispra, «vi è quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. La contaminazione è diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del Centro-Sud: è stata trovata nel 51,0 per cento dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 15,8 per cento di quelli delle acque sotterranee indagate». Da segnalare ancora «la presenza diffusa di atrazina, sostanza ormai da lungo tempo fuori commercio. Senza poter escludere casi di uso illegale, i dati e le valutazioni effettuate – rileva l’Istituto – dimostrano che quello misurato è essenzialmente il residuo di una contaminazione storica, dovuta al forte utilizzo della sostanza nel passato». Intanto l’Unione europea ha vietato l’uso di 22 sostanze chimiche tossiche, potenzialmente cancerogene e pericolose per il sistema endocrino, nella realizzazione dei pesticidi (fungicidi, insetticidi e diserbanti). «Una buona notizia - ha commentato Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente – che fa ben sperare anche in ulteriori e necessari interventi nel settore, come quello per la regolamentazione del multiresiduo nell’ortofrutta (effetti sinergici della presenza contemporanea di più sostanze chimiche, ognuna in concentrazioni ammesse, su un unico prodotto), e la ridefinizione delle procedureautorizzative delle nuovesostanze». C.R.
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Rispettiamo la vita
Cristina Morelli
Mentre l’essere umano continua a disboscare le più grandi foreste esistenti e a devastare le più belle zone della Terra, il regno animale ci sorprende con la scoperta di nuove specie negli angoli più remoti del pianeta. Questa notizia dovrebbe farci riflettere sui nostri comportamenti e soprattutto sul rispetto che dovremmo avere nei confronti di tutti i viventi che insieme a noi compiono quel “meraviglioso viaggio” che è la vita. Viviamo in un paradosso continuo. Da una parte abbiamo il problema del randagismo che affolla i canili a causa del costante abbandono dei nostri compagni a quattro zampe (e non), quasi sempre coincidente con i periodi di vacanza, quando il nostro amico diventa un ingombrante peso di cui sbarazzarci; dall’altra, assistiamo all’incremento della vendita di animali sempre più lontani da quelli cosiddetti d’affezione. Infatti, stanchi ormai del solito cane o gatto, riteniamo “indispensabile” possedere un animale che appartenga a specie esotiche o selvatiche: anfibi, rettili, roditori, ecc. nella speranza di riacquistare, forse, attraverso il controllo su ciò che ci circonda, quell’armonia e quel rispetto che abbiamo perso ormai da troppo tempo. Cresce il numero di rettili e anfibi come animali domestici nel Regno Unito, che addirittura arrivano a superare la presenza dei cani nelle famiglie inglesi. Dietro a scelte come quella di costringere un essere vivente con caratteristiche etologiche completamente diverse dalle nostre, facendolo vivere in un habitat così diverso da quello in cui è nato, si nasconde il nostro profondo egoismo e l’ignoranza più bieca, che ci allontana sempre di più dal significato vero della nostra esistenza. Laboratori di sperimentazione continuano a infliggere sofferenze atroci in nome delle cose più varie, tra cui gli interessi economici, tranne sicuramente che in nome della scienza. Eppure le maggiori riviste scientifiche hanno ormai indicato nuove tecnologie a disposizione della ricerca basate su metodi alternativi più efficaci e meno costosi, che potrebbero risparmiare migliaia di vite, sacrificate ogni minuto, nell’indifferenza generale. Così come gli zoo, gli acquari e i circhi continuano a speculare sulla pelle di innocenti creature, rinchiuse in spazi angusti e non conformi alla loro natura nel nome della cosiddetta “educazione”, che nulla ha a che fare con la vera conoscenza del mondo. Che educazione può essere quella che insegna ai nostri figli un mondo falso, che mostra animali dietro alle sbarre solo per il nostro perverso divertimento? Mi auguro ancora che gli “umani” si ravvedano e che il cammino indicato da molti (anche se sempre troppo pochi) illuminati ci induca a un cambiamento del nostro modo di vivere. Partendo dal rispetto di ogni vita su questo pianeta non possiamo che giungere al rispetto di noi stessi, alla consapevolezza che vivere nel rispetto di tutto ciò che ci circonda è l’unica vita che vale la pena di essere vissuta.
Il giornalino in PDF: http://www.verdi.it/download/notizieverdi2462008.pdf
ARCHIVIO | January 04
La Befana aveva un carattere proprio originale: era una donna strana, un po' stramba, ed era molto contenta di poter diventare invisibile. Infatti si divertiva molto, quando puniva qualcuno senza essere vista. Dovendo sempre sapere con la massima precisione chi punire e chi premiare, era costretta a conoscere tutti i fatti degli altri. Così molti dicevano che fosse una vecchia impicciona, curiosa e pettegola. La Befana era molto furba e lesta, nonostante fosse tanto vecchia. Quanti anni veramente avesse nessuno lo ha mai saputo. Certo doveva averne tantissimi, ma, nonostante i suoi fossero trecento o quattrocento anni, era ancora molto forte, tenace e non era mai stanca.
AZZZss ..sti blog!!
La befana vien di notte passa attraverso la rete del web ma, non vede gli sfondi dei blog!!!
C'era chi diceva che amasse molto le allegre compagnie, le feste e i balli e che anzi fosse ancora una perfetta ballerina. La Befana era, nel medesimo tempo, un po' fata e un po' strega. Da buona fata era generosa e affettuosissima con i bambini buoni che cercava di premiare nel modo migliore. Da brutta strega, quando doveva punire i bambini capricciosi, diventava brontolona, severa, scorbutica e dispettosa. Ma pur se così terribile nel suo aspetto, la Befana, salvo casi straordinari, usava sempre i suoi grandi poteri a fin di bene: correggeva, educava e riprendeva i bambini, esortandoli al bene e al comportamento esemplare. Citazione: Discussione su Capodanno; Aidaa: decine di chiamate per cani scappati-MSN Notizie L'organizzazione animalista: spaventati dai botti
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| venerdì 2 gennaio 2009 16.14.28 |
Capodanno; Aidaa: decine di chiamate per cani scappati
L'organizzazione animalista: spaventati dai botti
© APCOM Milano, 1 gen. (Apcom) - Sono state oltre 120 le telefonate arrivate negli ultimi due giorni al Telefono Amico dell'associazione animalista Aidaa: tra queste la maggior parte, circa una settantina sono giunte nella giornata di San Silvestro e riguardano il ritrovamento o la segnalazione di cani scappati durante la notte a causa dei botti di Capodanno. Le telefonate più numerose - si legge in un comunicato di Aidaa - sono giunte dalla provincia di Milano, da Roma e provincia e dalla Sicilia. Sono inoltre stati segnalati fino ad ora otto casi di animali (sei gatti e due cani) morti nella notte presumibilmente a causa dei botti di Capodanno. "Anche quest'anno sono state molte le chiamate e le segnalazioni di animali dispersi dopo i botti di Capodanno - ha dichiarato Lorenzo Lorenzo Croce, presidente Aidaa - siccome riteniamo che il flusso delle chiamate sia destinato a mantenersi costante nei prossimi giorni, abbiamo deciso di proseguire l'attività del Telefono Amico fino alla giornata di domenica 4 Gennaio. Tenendo conto delle chiamate ricevute anche durante le feste natalizie, possiamo sottolineare un leggero miglioramento rispetto allo scorso anno, quando nei quattro giorni di festività arrivarono al nostro telefono oltre 170 telefonate". |
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