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August 05 ✐FAVOLE E FIABE ゚゚ IL CUCCIOLO E LA FATA ゚゚ DI NERAORCHIDEA C’era una volta un cucciolo nero e marrone, gli occhi scuri e buoni, le orecchie morbide e arrotolate all’indietro, non aveva un nome ma sognava di vivere in un castello incantato al centro di un bosco, con una fata e tanti elfi saltellanti, sognava di correre tra l’erba rossastra ed i glicini ,arrivare fino all’orizzonte per trovare la pentola di rose, sognava il tempo degli usignoli e dei lecci, una vita piena di rondini, di fiori di stagione, lenta, passata a poltrire su una coperta di lana soffice. La realtà era ben diversa, il cucciolo viveva in una periferia di una grande città, in una casa squallida con piantine secche sul terrazzo, e stampe grigie alle pareti, l'unica sua compagnia era Egon il pesciolino rosso della boccia che nuotava tutto il giorno infelice in su e in giù. Il padrone era sempre di umore cattivo, lavorava in una piccola fabbrica dietro casa, continuamente alla mercé di chi poteva offrirgli qualche altro lavoro per continuare a tirare avanti quella vita grama che conduceva. I soldi erano sempre troppo pochi, i figli molti ed era un continuo contare qualcosa che non tornava mai. Aveva una moglie sciatta e quattro bimbi cresciuti male, taciturni e sgarbati che spesso prendevano a calci il cucciolo, mai contenti di nulla. Il padrone per sfuggire a questi giorni di buio, alla domenica si metteva il vestito della festa , andava in piazza a fare quattro chiacchiere con gli amici ed ad ubriacarsi al bar dell’angolo, quello vicino alla laguna piena di zanzare. E un brutto giorno era tornato a casa con lo stomaco pieno di vino e di cattiveria ,aveva rinchiuso il cucciolo in un sacchetto e l’aveva abbandonato in un bosco di sterpi lontano, come un sacco d’immondizia.Non si era neanche voltato indietro, non aveva provato nessun rimorso, tanto era solo un cane. Faceva freddo e l'umidità gelava le ossa, il cucciolo si era liberato dal sacco e con gli occhi bagnati si era accucciato in un angolo dietro a una siepe d'alloro. Il vento faceva vibrare gli alberi che erano all'improvviso diventati neri, la nebbia galleggiava a filo di strada e la realtà si era trasformata in una grande ferita. Era inquieto, svuotato, in preda al panico, aveva fame e sete. Avrebbe voluto solo morire. Si era accucciato con le palpebre di piombo e il sonno clemente lo aveva trasportato nel regno di Morfeo. Il giorno dopo un pallido sole gli aveva accarezzato la pelle, gli occhi si erano aperti, quasi commossi di essere ancora vivi, aveva annusato i cespugli, e un po' indeciso sulle zampe si era messo in cammino. Aveva girovagato stanco e affamato per giorni interi, senza meta, senza orientamento, senza più ricordi,se non l'ultimo, quello di essere stato imprigionato in qualcosa di buio . Le gambe erano traballanti, ma il cielo era blu, c'erano la luna, le stelle e il vento soffiava ancora. Per ore intere aveva attraversato pianure desolate, fossati e paesi fino a trovarsi dopo migliaia di passi ai piedi di quel castello azzurro che aveva sempre sognato, disperso nel vento della brughiera. Là ci viveva una fata che si nutriva di latte di lumaca, adorava gli animali, aveva un lungo mantello nero splendente nelle notti di pioggia, girava a mezzanotte con lampade accese, suonando la cornamusa in una impervia nostalgia del suo passato. Conosceva mille storie di mare, il movimento delle onde, e aveva avuto sussultato in quella mattina di gelo quando affacciandosi alla finestra aveva visto sulla linea dell'orizzonte un cagnolino stremato in cerca d’ aiuto. Era sporco, il pelo a chiazze, sembrava un cane vecchio, ma gli occhi erano grandi, due occhi di tempesta che parlavano della cattiveria del mondo e chiedevano solo amore. La fata si era innamorata di quelle due pozze scure, aveva parlato, poi sorriso, si era presa cura di lui sciogliendosi in un lungo abbraccio. Le campane suonavano lontano, il calore della vita si era acceso e forse Dio da qualche parte aveva mischiato bene le sue carte. Le catene erano state spezzate, e ormai il cucciolo traboccava di felicità con quella strana fata dai capelli neri che viveva in un castello pieno di libri impilati e di cose strane. Si erano dissipate le tenebre, restava solo la luce.Poi il tempo rotolava tra fogli ingialliti, l'inverno lasciava il posto alla primavera, il cucciolo è diventato adulto, la fata si è trasformata con una perfida magia in una donna che lavora tutto il giorno in un ufficio, una donna senza un attimo di tregua che corre di qua e di là in una città caotica, sempre piena di impegni e di cose da sistemare, il castello è diventato un appartamento al terzo piano, solo il loro amore è rimasto immutato, caldo e vivo come allora.. Sono andate perdute molte chiavi, sono state percorse molte strade ripide, c'è stato tanto caos, ma quella fata diventata donna ha capito che anche un semplice cucciolo può essere un tratto pianeggiante in questa vita in salita. E può avere la forma di una barca che ti aiuta ad attraversare il mare nei momenti bui, la stanchezza, il dolore. Un cucciolo può diventare una stella che brillerà per sempre. January 04 "IL CARATTERE DELLA BEFANA"
January 05 FESTA NAZIONALE DELLA BEFANA "STORIA e LEGGENDA"Haaaaooo.... ma un si dice che di befane ce ne son tante in giro!!
io.... manco una n'hò trovata!!!??
...eccheè hai nostri bravi grafici, da piccini, i doni,?? ....ecchi glieli portava??!!!
..E, solo quella piccirulla ho trovato!!???
Manco un regalo cihà....la un sarà mica una strega!(?)
STORIA DELLA BEFANA
La Befana è nel nostro immaginario una vecchietta che porta doni ai bambini la notte tra il 5 e il 6 gennaio. Le sue origini sono frutto di credenze popolari e tradizioni cristiane.
La Befana infatti porta i doni in ricordo di quelli offerti al Bambino Gesù dai Re Magi. La sua rappresentazione è ormai la stessa da tempo quasi infinito: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto assortito da coloratissime toppe. La filastrocca a lei dedicata descrive bene il suo abbigliamento:
" La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana! " La notte tra il 5 ed il 6 gennaio, a cavalcioni di una scopa, passa sopra i tetti delle case e, calandosi dai camini, distribuisce nelle calze lasciate appese dai bambini, giocattoli, cioccolatini e caramelle.
Non mancano comunque carbone e cenere per chi ha fatto troppi capricci durante l'anno. E' tradizione lasciare alla Befana un piattino con un mandarino o un'arancia con un bicchiere di vino in modo che si possa rifocillare. Il mattino successivo insieme ai regali i bambini troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto. LEGGENDA DELLA BEFANA
La Befana si festeggia il giorno dell’Epifania, una festa religiosa che ricorre il 6 Gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
Tre re (i Re Magi), Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra. Attraversarono molti paesi seguendo una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro. Ci fu solamente una vecchietta che in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli. Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani. Però non si arrese cotinuò a camminare e piangendo pensava,chissà quando arriverò... sono così anziana che mi devo riposare spesso e invece se ero partita al passaggio dei re Magi, quando ero stanca mi potevo riposare stando seduta sulla groppa di quei meravigliosi cammelli e non si sarebbe perso alcun giorno. E così facendo, riposando di tanto in tanto la notte tra il 5 e il 6 gennaio la befana arrivò alla capanna dove giaceva Gesù bambino; ...alla vista di quel bellissimo bambino ne restò particolarmente intenerita: e disse prometto che tutte le notti tra il cinque e il sei gennaio porterò i regali a tutti i bambini buoni!. E così Dio sentendo che la vecchina era in buona fede decise che la sua scopa diventasse magica ogni anno per quella data, così da potergli permettere di portare i regali a tutti i bambini buoni che erano nel mondo (...e così scopriamo anche che la scopa della Befana non è magica per tutti i giorni dell'anno ma solo per quella notte!!) . January 02 DIECI COSE CHE DIO NON VORRà SAPERENon so quanti di voi si ricordino i dieci comandamenti, per intero: <io per prima tutti nn li ricordo>! Cmnq ho trovato dieci Cose che Dio non vorrà Sapere 1) Dio non vorrà sapere che genere di automobile hai avuto; ti chiederà se ci hai accompagnato dei bisognosi. 2) Dio non vorrà sapere il numero di metri quadri della tua casa, ti chiederà quante persone vi hai accolto. 3) Dio non vorrà sapere il tipo di abiti che hai indossato; ti chiederà se hai contribuito a vestire esseri umani. 4) Dio non vorrà sapere quanto lunghi e belli siano stati i tuoi viaggi; ti chiederà se ti sei fermato per donare una carezza a chi era ai bordi della tua strada. 5) Dio non vorrà sapere quanto alto fosse il tuo stipendio; ti chiederà se per ottenerlo hai distolto attenzione e premura a chi ti vuole bene. 6) Dio non vorrà sapere quale fosse il tuo titolo di studio; ti chiederà se hai svolto il tuo lavoro al meglio della tua capacità. 7) Dio non vorrà sapere quanti amici hai avuto; ti chiederà se ti sei dimostrato un vero amico. 8) Dio non vorrà sapere in quale quartiere hai abitato; ti chiederà se hai avuto cura dei tuoi vicini. 9) Dio non vorrà sapere quale fosse il colore della tua pelle; ti chiederà cosa era nascosto nel tuo cuore. 10) Dio non vorrà sapere perché hai impiegato così tanto tempo per avvicinarti a Lui;ti porgerà la Sua mano e ti accompagnerà amorevolmente verso le porte del Paradiso. |
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